Piazza leggera – Webzine bimestrale a cura di gruppo Immagine APS

  • 14 Giugno 2022

Piazza Leggerera è un webzine bimestrale a cura di gruppo immagine con il quale collaboriamo con la rubbrica “codice non ovvio: osservazioni munariane” ed è inserito in un contesto che passa dalle tematiche dell’arte, dell’educazione, dei territori (naturali, urbani,museali) e dei processi innescati da Bruno Munari.

mini mu parco dei bambini  san giovanni  trieste

Nel libro Càos è molto più del suo mero significato letterale. Nel testo lo travalica per assumere addirittura una valenza divina. Càos permea ogni cosa e ogni cosa è lasciata libera di fluttuare nella voragine dello spazio in espansione incontrollata o, molto più raramente e in particolari condizioni, di disporsi in maniera convenzionalmente ordinata secondo uno schema condiviso e arbitrario. Il Càos di cui scrivo non è il Grande Demiurgo, non crea ma lascia che tutto accada. In lui non è presente alcun senso morale.

Per dirla con Eraclito “[…] per il dio non c’è bene e non c’è male, […] per il dio tutto è bello, buono e giusto”.

Mi sono avvicinato a Càos ben sapendo che stavo per avere a che fare con la casualità più estrema ed assoluta, pronto ad accettare i suoi comportamenti del tutto imprevedibili, ma sono riuscito a infilarmi nelle sue maglie facendolo diventare addirittura coautore inconsapevole delle mie opere (la consapevolezza non gli appartiene).

Questo è il mio Càos, quello de Il pennello nell’occhio.

Tuttavia riconosco che un vocabolo così importante può legittimamente produrre altre suggestioni e ciò rappresenta senza dubbio un arricchimento.

Ciò rafforza l’idea che Càos sia la parola chiave per spiegare il legame tra il laboratorio/esperienza e il libro, cosa assolutamente indispensabile.

  1. Càos consente casualmente tutto: disordine e ordine
  2. quello che chiamiamo ordine è uno stato arbitrario delle cose, tuttavia indispensabile all’umana convivenza.
  3. la parola è ordine per eccellenza e possiede il dono delle creazione, perché per noi umani ogni cosa esiste solo se le diamo un nome.
  4. la parola scritta è segno carico di significati

Un nome è composto di lettere, le lettere sono composte di segni, i segni sono forme…Possiamo sintetizzare con un movimento a spirale dove l’inizio è la fine e viceversa. La scrittura persiana è conoscenza del gesto, racconto poetico, sapienza e con Homeyra partiremo proprio dalla poesia, facendo anche un omaggio ad uno dei nostri più grandi poeti nel centenario della sua nascita, Pier Paolo Pasolini. Le sue parole diventeranno la traccia per proseguire il gioco con la trasformazione, o meglio con lo stravolgimento dell’ordine (vedi quanto detto circa la sua arbitrarietà) e la creazione di un linguaggio “altro”, che ne muta la nostra percezione, come fece Munari con le sue “scritture illeggibili di popoli sconosciuti”. Per seguire in qualche maniera la traccia che il libro ci suggerisce, possiamo parlare di un nuovo ordine, un altro inizio

Il laboratorio prevede due fasi distinte:

  • l’esperienza del segno come scrittura attraverso gli strumenti della calligrafia Persiana
  • La trasformazione attraverso la manipolazione grafica

Ogni partecipante porterà a casa il risultato della sua interpretazione e rielaborazione

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