“Visioni Dantesche”

“Visioni Dantesche”

  • 3 Aprile 2021

Visioni Dantesche/Vision of Dantis

Progetto di percorso visivo

a cura di Alberto Cerchi

in occasione dell’anno dedicato a Dante Alighieri

mostra a più voci

Nell’anno dedicato alla figura di Dante per i 700 anni dalla sua morte, si è pensato di proporre un progetto di mostra/itinerario visivo che ha come soggetto principale la Divina Commedia e per estensione la figura del “sommo poeta”.

A questo proposito ho pensato alla creazione di un piccolo gruppo di “operatori dell’immagine” che secondo le proprie modalità creativo/espressive sviluppino alcuni concetti legati tra di loro. Il tema è naturalmente di portata gigantesca, per cui si cercherà di sintetizzarlo in una maniera comprensibile e soprattutto adattabile ad uno o più spazi espositivi.

L’ipotesi è quella di fare interagire diversi linguaggi, con particolare attenzione ai concetti e alle suggestioni derivanti dalla lettura della Divina Commedia e da altre opere del poeta del “dolce stil novo”.

Lo spazio determina in qualche maniera la lettura del percorso, e nel suo sviluppo ideale prevede una sorta di Wunderkammer o camera delle meraviglie che si sviluppi su tutti i piani, da quello orizzontale a quello verticale, dal bidimensionale al tridimensionale, dalla parola all’immagine e viceversa, includendo anche suono (musica e poesia) e movimento…

L’immaginario dantesco è in primis scrittura poetica, ma subito dopo, o contemporaneamente è visione immaginifica, parallela e precedente all’opera stessa. Il suo mondo è stato analizzato e studiato in tutte le epoche, fino alle analisi contemporanee ed alla loro traduzione in immagini. Nel nostro caso cercheremo di tradurlo con i nostri mezzi ed attraverso le nostre pratiche creative che vanno dal disegno alla grafica ai processi compositivi misti, che includono la fotografia, il collage, il fotomontaggio, i passaggi dal piano bidimensionale a quello tridimensionale, alla costruzione di microscenografie e all’inclusione di “oggetti di scena”.

In questo periodo di distanziamento sociale, dove tutto naviga in internet e per forza di cose è virtuale, ho pensato di cogliere l’occasione dell’anniversario per riappropriarci di “antichi metodi” come quello di un percorso condiviso, che necessita di incontri reali e di sviluppi tattili, con le dovute cautele naturalmente, approfittando della tecnologia per una lettura “anche a distanza” ma non solo, prevedendo luoghi e momenti di lettura corale…

ipotesi sulle persone coinvolte (provvisorio)

  • Coca Frigerio
  • Alberto Cerchi
  • Carla Iacono
  • Lorenzo Penco
  • Marta Moretto
  • Antonio Crugliano
  • Francesco Firpo
  • Alessandro Osemont

idee sparse

Ogni “artista partecipante” può progettare secondo le proprie modalità creative uno o più lavori legati tra di loro sulle tematiche dantesche.

A prescindere dal luogo o dai luoghi espositivi si possono ipotizzare strutture quali leggii, o autoportanti, o supporti per oggetti tipo microteatri o scatole sceniche con oggetti e quinte (una sorta di piccola wunderkammer).

Non si escludono naturalmente percorsi puramente grafici e fotografici a parete.

Credo sia importante una particolare attenzione alle varie fasi con relativa documentazione fotografica e video (Marta Moretto)

Da considerare anche eventuali eventi collaterali come serate/pomeriggi a tema, musica, proiezioni, laboratori ed altre proposte inerenti al tema

riassunto del primo incontro

riassumo alcuni temi emersi dal nostro primo incontro esplorativo, al quale mancavano Carla Iacono e Laura Iotti

Emerge subito la necessità di alleggerire il tema e dargli un aspetto narrativo anche attraverso l’utilizzo del recupero creativo:

  • a questo proposito Antonio propone la trasformazione di vecchi mobili/credenze, giocando sull’assonanza del gioco linguistico Dante/d’ ante…a me naturalmente vengono subito in mente i meravigliosi mobili di Fornasetti, veri e propri racconti grafici
  • Lorenzo ci dice che in questo momento sta elaborando delle sorte di gabbie/contenitori come espositori di oggetti simbolo e che potrebbe essere la sua direzione
  • Coca vorrebbe rielaborare e ampliare il suo percorso grafico già iniziato su alcuni capitoli dell’inferno, e ipotizza una sorta di grande leporello
  • Marta esprime la sua necessita di uno spazio parete per esporre le sue ricerche di tipo fotografico che riassumono anche tematiche da lei già sviluppate ma inerenti alla mostra
  • E’ emersa anche la voglia di creare uno spazio di interazione, una sorta di laboratorio con strumenti e immagini che suggeriscono modalità creative, attraverso il collage e la composizione
  • L’eventuale spazio di Palazzo Ducale, nel caso ci fosse reso disponibile, come già per la mostra sulle “valige d’artista” si presta anche all’utilizzo di video, con attrezzatura già disponibile, credo e spero…
  • metto in rete Francesco Firpo, con il quale ho scambiato due chiacchere e che potrebbe essere interessato al progetto, con le sue “sculture di legno”

Note sparse- secondo incontro

Alberto Cerchi

Sono nato in un microscopico paese della Val di Vara chiamato Mangia, sperso nella campagna e invisibile da lontano. Ci si è sempre vantati di avere a che fare con Dante Alighieri e la storia toscana, e ci si racconta che fummo fondati da famiglie in fuga dalle lotte guelfe e ghibelline. I nomi, o meglio i cognomi predominanti confermerebbero la storia. Dante citò la mia famiglia, i Cerchi in lotta con i Donati, in un passo della Divina. Mi scusino gli storici e gli studiosi seri delle vicende e dell’opera omnia, le mie sono solo riflessioni e ricordi di un bambino nato negli anni sessanta del secolo scorso, non ho fatto ricerche approfondite ne mi interessa farle. Mi sono sempre occupato di immagine e processi creativi, per tutta la vita, e quindi il mio punto di visto è quello delle storie raccontate attraverso di esse. Da questo punto di vista la Divina Commedia è una ghiotta occasione per affrontare il viaggio e le sue visioni evocate, attraverso naturalmente chi già lo ha fatto, e la storia dell’arte è piena di esempi, dal medioevo a Botticelli, da Dorè a un moderno illustratore come Moebius. Il mio modo di intendere un processo artistico è fortemente influenzato dalla mia conoscenza del lavoro altrui, in certi casi ne è addirittura ossessionato, non ne posso prescindere, e quello che diventa poi un modus operandi è un gioco di citazioni e rimandi, una serie di scatole cinesi una dentro l’altra, matrioske che celano al proprio interno altre matrioske…Parlo spesso di Wunderkammer, anche in questo caso scusandomi con i puristi e gli specialisti del genere, le mie sono sempre dichiarazioni di intenti che viaggiano in superficie, un linguaggio leggero, per dirla alla Munari una lingua inventata di popoli sconosciuti. Le camere delle meraviglie che intendo sono quelle dei nostri ricordi visivi, hanno più a che fare con il gioco dei teatrini o con quello delle sabbiere, lontano però da implicazioni psicoanalitiche, o almeno non intenzionalmente. Assomiglia di più ad un linguaggio dadaista, che certo può diventare allegorico e simbolico ma pur sempre gioco resta. Le camere di cui parlo non sono necessariamente ambienti chiusi, anzi sono spesso appunti di viaggio, libri d’artista, pagine sciolte, scatole, inquadrature, personaggi ritagliati, finestre, boccascena e quinte mobili, assemblages…

 

Lorenzo Penco

A me quello che affascina/turba è la costruzione con parole di un mondo fatto di scale, di abissi , di calcoli matematici , di simboli di simmetrie, di terra, di pianeti,di cieli, i gironi,la torre di babele…..mi piacerebbe fare una mappa costruita con lettere simboli numeri luci e ombre ….se ci orientiamo su una mostra collettiva farei un lavoro su carta se invece andiamo nella direzione wunderkammer una installazione di legni carta e chiavi…giovedì porto qualche immagine,bozzetto per rendere l’idea  allora, per il tuo progetto, che mi permetto di chiamare “Dante e arte visiva, oggi”, ho pensato questo: intanto, per me, riflettere su Dante vuol dire rimestare nell’armadietto della memoria per recuperare antichi e polverosi ricordi scolastici. E quindi parlo del secolo scorso e neanche degli ultimi anni …

Francesco Firpo

Impresa difficile ma stranamente riemergono tante cose, personaggi, situazioni, versi famosi. E quindi ho un’ottima memoria? Calma, c’è il trucco. Quando studiavo la Divina Commedia per la scuola avevo un grande aiuto dalle illustrazioni di Gustavo Doré. Erano in un librone di mio nonno, stampato nel 1887. L’ho conservato con cura e lo riguardo con piacere, mi sembra di rivedere un vecchio amico.

Vengo al punto: vorrei puntare esattamente su un verso del canto quinto dell’inferno, quello di Paolo e Francesca. Il verso recita: “..la bufera infernal, che mai non resta..” In quella bufera sono trasportati con gran tormento “i peccator carnali”, gli amanti. Vorrei interpretare queste parole con un lavoro in legno, tridimensionale.

Il buon Doré aveva dedicato ben cinque tavole al canto quinto. Molto belle. E il canto quinto è forse tra i più affascinanti e drammatici dell’opera. Bene. Vedremo.questo weekend ho meditato sul progetto e ho immaginato due possibili lavori; ho scritto due brevi note, poi ne parliamo comunque a voce.

Eccole:

Carla Iacono

Realizzazione di una “Teca dei vizi”, piccola Wunderkammer ispirata ai vizi capitali dei gironi danteschi, ma anche alle teche presenti  in alcuni santuari (es. Santuario della Madonna della Guardia a Ceranesi) contenenti  gli ex-voto di persone “salvate” dai vizi, come ex-alcolisti o ex-giocatori d’azzardo. Da valutare le misure in base anche allo spazio a disposizione.

La Divina Commedia  ha influenzato il panorama culturale italiano ed europeo, sia nel campo letterario che visuale e, più recentemente, nel cinema:

realizzazione di alcuni bozzetti  (collage/disegno) di costumi/sfondi per un’immaginaria commedia  in cui i personaggi danteschi si mescolano a personaggi/situazioni di opere derivate dalle ispirazioni originarie (es. le raffigurazioni preraffaellite ed il cinema di Peter Greenaway, Lech Majewski, Raoul Ruiz). Da valutare come effettuare l’esposizione del le tavole (cartella d’arte? Personaggi ritagliati con supporto in cartone?…)

richiesta per lo spazio di Palazzo Ducale inviata a Serena Bertolucci

faccio seguito all’incontro di mercoledì 13 c.m., presente Mario Gagliardi

Allego anche la prima stesura del progetto per ora denominato “visioni dantesche/vision of Dantis”

Per quanto riguarda lo spazio mostra che potrebbe essere messo a disposizione da Palazzo Ducale, presumo il locale nel cortile maggiore dove qualche anno fa avete ospitato sempre un mio progetto denominato “valigie d’artista”.

Il periodo individuato deve essere compatibile con la vostra programmazione- si può comunque ipotizzare il mese di settembre, che è anche il mese della scomparsa del poeta- e comunque ci adatteremo alle vostre indicazioni

La durata della mostra è sempre compatibile con i vostri impegni, essendo noi un piccolo gruppo e quindi con la possibilità di gestire lo spazio per tutto il periodo concordato.

Come dall’esperienza precedente, sono a disposizione per quanto riguarda tutti i chiarimenti, per gli aspetti burocratici e per quanto riguarda la comunicazione con locandine, manifesto, eventuali eventi collaterali

nota a margine: sono tempi faticosi e complicati, con nuove regole di convivenza dettate soprattutto dall’allarme sanitario in corso e con sviluppi non prevedibili.

Questo progetto vuole essere anche un segnale di resistenza, e nel nostro piccolo un segnale per la cultura, che non può e non deve cessare di esistere

Alberto Cerchi

Diario dei nostri incontri

cercherò di tenere aggiornati questi nostri incontri attraverso brevi descrizioni e note a margine, sottolineando la nostra volontà di aprirci, anche in senso non figurato attraverso i nostri studi/atelier alla curiosità di chi vorrà conosceerci…

 

Diario del terzo incontro e riflessioni del giorno dopo

Proseguono i nostri incontri del giovedì, partecipano Lorenzo Penco, Francesco Firpo, Marta Moretto e Per la Prima volta Antonio Gambale., che aveva partecipato alla mia precedente mostra delle “valigie d’artista”.

Proprio da Antonio Gambale partono alcune interessanti riflessioni legate ai luoghi, in particolare alle piazze e piazzette presenti nel centro storico, e per estensione anche ad altri luoghi solitamente non frequentati, se non abbandonati…si ragiona sulla possibilità di considerare il nostro progetto in chiave più fluida, quindi meno legato ad un unico luogo espositivo, ma frammentato in diverse “location”. Ribadisce comunque il concetto che è necessario quanto prima focalizzarsi sul dove, per non disperdere il lavoro fatto

Sempre Antonio ci porta una edizione olandese delle illustrazioni di Dorè

Lorenzo Penco ha portato una serie di schizzi che illustrano parte del suo progetto, una chiave di lettura sostanzialmente grafico/pittorica, con tecniche miste e collage.

Una mappa/ rappresentazione dell’universo dantesco attraverso parole, lettere, simboli, frammenti di immagini, secondo una lettura stratificata.

Tiene aperta la possibilità anche di una lettura tridimensionale/oggettiva, con elementi simbolici come le chiavi da inserire in strutture singole o in un eventuale allestimento collettivo

Francesco Firpo ribadisce in suo interessamento per il canto V di Paolo e Francesca, ci fa vedere alcune sue realizzazioni in legno e un prototipo in carta , sulla falsa riga della sua idea per la realizzazione della sua scultura, dove pensa di inserire personaggi in una spirale danzante che ci illustra attraverso una serie di disegni

Io porto un piccolo teatrino/bosco in cartone, che mi serve per far capire come intendo utilizzare parte del materiale grafico ricavato dalle incisioni di Dorè, che ho continuato a fustellare e a mettere in relazione con i piani di profondità

Marta Moretto non definisce una vera e propria idea, ma ci suggerisce la possibilità di espandere alcune sui ricerche, legate in particolare ai volti e alle loro espressioni e suggerisce anche una ipotesi di lettura del percorso visivo attraverso forme simboliche, spirale, cerchio, etc.etc.

Proprio con Marta abbiamo proseguito le nostre riflessioni ed io mi sono sentito di suggerire un suo intervento in chiave quasi registica, con la “documentazione” dei lavori che si svilupperanno nei nostri rispettivi spazi di azione, studi, botteghe ed altro…A sua volta mi suggerisce di individuare anche spazi esterni, come set nei quali ambientare immagini e oggetti. Questo suo ruolo potrebbe dare origine anche ad una mostra parallela, basata sulla documentazione fotografica, ma dove il fotografo immette elementi della sua ricerca, persone e personaggi ma anche oggetti simbolici, in un allestimento di tipo teatrale con foto di scena, davanti e dietro alle quinte. Marta suggerisce anche una interazione con le opere, una azione coreografica che può diventare racconto

Diario del quarto incontro “visioni Dantesche”

Sono presenti all’incontro Antonio Gambale, Antonio Crugliano, Francesco Firpo, Coca Frigerio, Carla Iacono in collegamento telefonico e Alberto Cerchi

Francesco Firpo ci porta alcune immagini del suo processo creativo inerenti allo studio di sagome di corpi umani che costituiranno una sorta di creature fluttuanti. Il materiale è il legno che va opportunamente sagomato e fustellato

Antonio Gambale ci fa vedere alcuni schizzi a matita/carboncino su immagini suggerite dalla rilettura del testo dantesco

Con Antonio Crugliano riaffrontiamo il progetto “credenza trasformata” e insieme decidiamo un approccio doppio con il mio lavoro grafico e il suo tridimensionale. Una interazione che si comincerà a vedere prima attraverso alcuni schizzi, che in parte ho fatto, e poi sul campo, con il mobile vero e proprio, da situare nel suo studio o altrove

Coca Frigerio ci porta gli ultimi studi, dove ha inserito anche l’elemento colore, insieme al collage e ci mostra tutta una serie di varianti grafiche, dal Conte Ugolino, a Malabolgia, alle Arpie, a Paolo e Francesca

Carla Iacono ribadisce il suo approccio visivo attraverso i vizi capitali e ci parla della sua intenzione di “costruire” una serie di piccole teche che contengono oggetti simbolo, immagini, rielaborazioni tra antico e contemporaneo

Antonio Crugliano suggerisce per lo scopo l’utilizzi di campane, coperchi in vetro reperibili nel mondo antiquario e che potrebbero suggerire modalità di allestimento

Per quanto mi riguarda continuo a provare con tagli e ritagli estratti dalle incisioni di Dorè, con le prime prove di piani di profondità, utilizzando un modulo di teatrino a quinte mobili.

Riconsidero anche una delle prime idee, quella di teatrini autoportanti, ad altezze varie, una via di mezzo tra leggii e microscenografie

Lorenzo Penco ci manda alcune immagini di schizzi a penna e matita, appunti e riflessioni visive del suo approccio tra visione grafica e poetica

Decidiamo di formare una pagina whatsapp sulla quale inserire immagini, riflessioni, spunti comuni e individuali che prosegue l’intento di questo diario

Carla ci aggiorna anche sulla possibilità di richiedere altri spazi al Ducale, come le segrete e la stanza delle colonne, che potrebbero essere prese in considerazione in un allargamento delle nostre richieste alla Direzione di Palazzo Ducale. Mi ripropongo di inviare una e-mail a Serena Bertolucci e alla responsabile del settore mostre

Quinto incontro- Visioni Dantesche Siamo presenti io (Alberto Cerchi), Francesco Firpo e lorenzo Penco

Ci confermiamo i nostri ulteriori sviluppi e anche varianti, Francesco ci fa vedere un piccolo video con i suoi personaggi in movimento e Lorenzo ci parla della sua intenzione di partire da vecchi libri recuperati con illustrazioni e testi della Divina Commedia da utilizzare come texture di fondo. Io continuo a fare prove di posizionamento di ambienti e personaggi in piccoli allestimenti teatrali sempre su immagini di G. Dorè. Ho riferito di un mio dialogo con Paola Martini, responsabile del Museo Diocesano di Genova, che è rimasta colpita da progetto e siamo d’accordo di tenerci in contatto, sull’eventualità di poter esporre negli spazi del museo alcune nostre realizzazioni, nell’ottica di espandere la mostra ad altre location: S. Agostino e chiesa annessa(?)- S. Giorgio tramite Don Giacomo Farinella su suo suggerimento- Palazzo Bianco- Spinola etc,etc.) Abbiamo parlato dei nostri spazi di lavoro e siamo giunti alla conclusione che sarebbe interessante incontrarci negli stessi, per consolidare la conoscenza ma soprattutto per virare verso una personalizzazione del progetto… Mi spiego meglio: la mostra o le eventuali locations rimangono tra gli obbiettivi ma mi sento senz’altro di aggiungere l’evidenziazione di tutta la parte progettuale e di documentazione dell’intero percorso. Ogni uno di noi ha il proprio spazio, che racchiude strumenti, materiali, prototipi, sperimentazioni, accumulazioni, e sono queste le vere “Wunderkammer” di cui si fa spesso riferimento. Sono luoghi in qualche maniera misteriosi, dove avvengono processi creativi non condivisi con gli altri, una sorta di procedimento alchemico del nostro lavoro artistico. Ripartendo da queste premesse possiamo pensare, a partire dal prossimo incontro, una sorta di viaggio che finora si è svolto nel mio studio in piazza del Ferro, ma che avverrà a rotazione nei rispettivi, studi, botteghe, luoghi espositivi Lorenzo Penco si è detto disponibile per giovedì pomeriggio e aspettiamo sua conferma. Aggiungo che in questa nuova fase è fondamentale il ruolo di Marta Moretto, sia per documentare visivamente gli incontri e i luoghi, ma anche per dare una impronta d’autore con scatti che ci rappresentano. A questo proposito saranno necessari anche incontri singoli, dove Marta può coglierci nei nostri abituali atteggiamenti e fasi del lavoro. Penso naturalmente ad un lavoro di elaborazione e selezione di questo materiale, che in parte confluirà nella mostra da allestire, ma sarà anche un percorso visivo in forma cartacea, un catalogo che metta in evidenza il senso più profondo del progetto, quello del rapporto di scambio che si crea tra i soggetti coinvolti, che spesso agiscono nei propri circuiti e si proteggono dagli elementi esterni. Per quanto mi riguarda trovo questo molto stimolante e utile, senza secondi fini se non quello di collaborare tra di noi, cercando anche di sistematizzare in maniera chiara un processo creativo, attraverso le diverse fasi, dagli input iniziali, che abbiamo cominciato e raccogliere e documentare, alle fasi finali…

 

Resoconto del sesto incontro/Visioni Dantesche

Comincia con questa settimana il ciclo dedicato agli spazi degli artisti” coinvolti nel progetto

Siamo nello studio di Lorenzo Penco, in una strada già evocativa nel nome “salita sassi” che altro non è che la memoria di una antica mattonata che scende a mare, oggi spersa tra architetture moderne.

Lo studio è composto di diversi locali a seconda dell’utilizzo: sala di attesa/colloquio con divani, sala d’ingresso, falegnameria, archivio, laboratorio vero e proprio. Dappertutto di respira però la misura del lavoro artistico di Lorenzo, tra grafica, pittura, scultura a seconda dei periodi e delle specifiche ricerche.

Con questi incontri prende avvio anche il lavoro di Marta Moretto, che sarà quello di tessere visivamente il racconto di questi pomeriggi, che faranno da traccia anche per le “visioni Dantesche”.

Riferirò solo, in questo contesto, della documentazione visiva, fatta di schizzi, libri, tracce scritte non necessariamente inerenti, affisse al muro, su cavalletti o appoggiate in terra.

Come ho già detto, mi piacerebbe pensare, oltre alla mostra collettiva, anche alla creazione di un catalogo/quaderno dell’intero viaggio, dagli appunti iniziali, alle osservazioni personali e di gruppo, alla documentazione visiva nel suo evolversi.

Per quanto riguarda lo spazio mostra, purtroppo Palazzo Ducale, allo stato odierno non è in grado di affrontare nessuna programmazione, causa pandemia, e quindi dobbiamo pensare alle alternative possibili.

Parlando con Paola Martini del Museo Diocesano, raccolgo il suo suggerimento di pensare ad una rete di luoghi espositivi e su questo ci confrontiamo.

Interviene ancora a distanza Carla Iacono, che prosegue nel suo racconto attraverso la creazione di bacheche trasparenti, che contengono immagini e oggetti simbolici, nel caso specifico riferite al peccato di accidia, che Dante punisce con il tormento degli insetti…da qui la presenza di un alveare semi distrutto di api. Queste le sue intenzioni concettuali che svilupperà in seguito.

Da parte mia propongo alcune varianti dei miei teatrini, inserendo il lavoro grafico di Coca Frigerio.

Queste poche righe servono solo a tenere il punto, che però verrà ampliato lavorando anche sulle immagini prodotte e documentate, via via che proseguiamo. La prossima tappa è lo studio di Francesco Firpo in piazza delle Vigne, dove ci aspetta il suo mondo, tra teatro e scultura…alla prossima

Alberto Cerchi

Resoconto sul settimo incontro del progetto “Visioni Dantesche”

La “location” è lo studio di Francesco Firpo in piazza delle vigne: siamo presenti io, Antonio Gambale, Antonio Crugliano, Lorenzo Penco, Marta Moretto

Grande suggestione e profumo di legno, presente nelle decine di sculture dislocate lungo tutto lo spazio che attraversa l’antico palazzo adiacente al vicolo “al teatro delle Vigne” con una storia importante nel tessuto cittadino e che in parte Francesco ci racconta.

L’atmosfera del luogo non è naturalmente descrivibile a parole, se non in pare, e per questo ribadisco il lavoro parallelo di documentazione visiva e narrativa al progetto, che si sta via via delineando, e che grazie a questa seconda fase nei luoghi dei partecipanti, assume un forte carattere personale.

Quello che stiamo costruendo è, a mio avviso un “modus operandi”, una sorta di prototipo per collaborazioni future che ci potrebbe portare a interessanti sviluppi.

Dante, e il suo anniversario è il pretesto attuale, che ben si addice all’idea del viaggio, ognuno di noi oltre al presente, si racconta attraverso anni di sperimentazioni, nei diversi campi.

Francesco espone molte delle sue sculture in legno, che sono incastri di forme modulari ripetute, ma al tempo stesso soluzioni tridimensionali aperte e chiuse, in una ideale sfera come nella gigantesca macchina ora smontata nei suoi trecento pezzi…qui e là compaiono personaggi che si incastrano nelle strutture e svelano un interesse per l’anatomia. Ci sono naturalmente molti riferimenti all’esperienza teatrale del Banco Volante, con personaggi in cartapesta, marionette, locandine…C’è anche uno studio per il viaggio dantesco attraverso una danza di corpi sospesi e sulle pareti numerosi acquarelli e collage.

Sempre più mi convinco che questi nostri percorsi di ricerca nei rispettivi studi potrebbero diventare il centro del progetto espositivo, e mi immagino una mappa che conduca il viaggiatore alla loro scoperta, un Caronte che traghetti il viaggio e lo racconti.

Per fare questo bisogna costruire un nuovo canovaccio, che rappresenti anche l’ossatura del diario/catalogo di cui si parlava la volta scorsa, ma che sia anche una sorta di “disvelamento” di ciò che spesso nascondiamo all’esterno

Riassumendo e sintetizzando possiamo dire che ci sono almeno tre piani di lettura:

  • l’interpretazione e la realizzazione di opere personali riferite al tema “Divina Commedia”- mostra in luoghi da definire

  • L’interazione con gli spazi della nostra creatività, gli studi, le botteghe, gli atelier, e come questi possono interagire tra di loro

  • il racconto dell’intero progetto attraverso la realizzazione di un diario/catalogo

    Diario dell’ottavo incontro delle “Visioni Dantesche”

    Lo studio questa volta è quello di Antonio Gambale, in piazza Posta Vecchia al 4° piano, un appartamento appartenuto al padre e rimasto poi negli anni in famiglia.

    Attualmente è occupato da Antonio per i suoi numerosi lavori di pittura, molto eterogenei, da copie d’autore a particolari punti di vista sul mondo del lavoro, con cantieri e operai in bianco/nero su grandi tele che testimoniano del suo passato

    Si percepisce un amore per l’arte molto trasversale, dagli studi sul Rosso Fiorentino, alle “impressioni” di tipo paesaggistico e molte citazioni classiche e moderne. Le tecniche sono varie, dalla pittura ad olio all’acrilico, al pastello , al disegno e ad alcuni esempi di scultura…

    All’incontro sono presenti Antonio Crugliano, Francesco Firpo, Lorenzo Penco e me.

    Francesco introduce il tema di uno sviluppo virtuale, attraverso canali come instagram che lui utilizza per dialogare con altri artisti ed esporre il suo lavoro, anche in previsione di ancora forzati tempi di allontanamento sociale, che ci obbliga a pensare a modalità social.

    Ne conveniamo, Antonio Crugliano ci parla di una sua esperienza con un progetto chiamato #sotrieinscatola che racconta aspetti legati alla creatività e soprattutto ai luoghi del centro storico. Proprio questo è l’aspetto che ci interessa principalmente, raccontare attraverso il nostro lavoro un percorso artistico individuale che però si concretizza in un lavoro di gruppo, sull’idea di “omaggiare Dante e la Divina Commedia.

    Abbiamo fino ad ora sviluppato due fasi:

    • quella iniziale della ricerca e della conoscenza reciproca attraverso incontri nello studio mio e di Coca Frigerio dove ci siamo confontati ed abbiamo deciso varie strategie e modalità operative

    • una seconda dove ci siamo incontrati nei rispettivi luoghi di lavoro– manca all’appello Antonio Crugliano- Carla Iacono e Marta Moretto

    • una terza parte, nella quale ognuno di noi si impegna a riscrivere il proprio percorso ripartendo dalle intenzioni iniziali e ragionando soprattutto sulla costruzione di un racconto visivo che può riassumersi in una o più mostre, ma anche in tutte le possibili varianti che la rete virtuale ci offre

    Questo direi è il compito che ci attende, a prescindere dalle incognite future, utilizzare questo nostri incontri per approfondire aspetti del nostro lavoro e contemporaneamente offrire a chi lo vuole, la conoscenza di luoghi e persone che operano nel campo artistico da molti anni, con competenza e professionalità, non sempre valorizzate e comunque con la consapevolezza che l’arte è cultura e fa parte del tessuto sociale di ogni comunità

    Nono incontro per “Visioni Dantesche”

    Location retroscena 11 di Antonio Crugliano

    L’incontro avviene nella piccola bottega in via Ravecca, luogo di intenso passaggio in tempi migliori di adesso naturalmente…resta comunque il fascino di una strada genovese tra porta Soprana e il museo di S. Agostino con negozi di tutti i generi.

    Partecipa all’incontro per la prima volta Alessandro Osemont, costumista teatrale ma anche molto altro, che ci ospiterà giovedì prossimo.

    Antonio ci racconta il suo progetto di spazio, che implica il recupero e riutilizzo creativo di oggetti, mobili, lampade, giochi. Quello che mi ha sempre colpito del suo approccio è una chiave poetica di sottofondo, che ogni tanto emerge nelle piccole cose e nei suoi teatrini animati da personaggi “assemblati”…ci fa vedere un riuscito connubio tra una campana di metallo intarsiata e uno strano copricapo, in origine credo un coperchio di valvola o qualcosa di simile, ed il gioco comincia: assomiglia al “sommo poeta” e a me ricorda anche un cardinale

    Ci scambiamo opinioni e ricordi fuori della vetrina, in strada, con un bicchiere di vino e panissette calde, Francesco Firpo ci fa vedere una pagina scritta da lui medesimo con pennino e inchiostro seppia, di alcuni versi della “vita nova” e insieme a Lorenzo Penco riandiamo all’utilizzo del pennino come strumento ormai della memoria

    Carla Iacono ci invia una immagine di un’altra wunderkammer, vuota per il momento, ma con l’intenzione di dedicarla alla lussuria, nel suo percorso attraverso i vizi capitali

    Io racconto di aver scoperto un libro di Moebius sulla divina commedia, il paradiso, e le sue illustrazioni mi hanno molto colpito, così come mi aveva colpito il lavoro di Felice Limosani sulle tavole del Dorè, digitalizzate e rese tridimensionali, con effetti di movimento, un lavoro simile a quello che sto facendo con i miei teatrini

    Marta Moretto scatta qualche foto che poi finirà nel “catalogo visivo” e nel racconto di questo nostro percorso dantesco

    Stiamo procedendo singolarmente e ci avviamo alla conclusione di questa seconda fase di viaggio nei nostri atelier/laboratori

    Decimo incontro “Visioni Dantesche”

    Studio atelier di Alessandro Osemont: costumista teatrale e molto altro

    Alessandro ci accoglie nel suo mondo di lavoro all’ultimo piano di un palazzo storico di piazza delle Vigne, con vista a volo d’uccello sulla chiesa, sulla cupola verde e sul campanile che traspare dalle grandi finestre velate.

    É abituato a raccontarsi e farci entrare nelle sue creazioni, che sono sempre frutto di ricerca, a volte vis a vis, come nel caso delle corna di caprone per un copricapo, oppure full immersion nell’età del bronzo e del ferro dove sta costruendo costumi d’epoca, intrecciando corde e simulando sensazioni materiche, abbinando anche gioielli fatti con femori, conchiglie, sassi…

    Si passano le epoche condensate in pochi metri, dal medioevo al rinascimento, dalla rievocazione storica all’opera lirica, tutto catalogato e ordinatamente disposto in una enorme stanza/armadio.

    Passiamo alle ali, la prima suggestione che mi ha trasmesso chiaccherando un po’ di tempo fa…ho subito pensato che le ali fossero perfette per un ragionamento intorno alla Divina Commedia, dove abbondano: sia quelle degli angeli che quelle dei demoni, intrecciate, morbide, puntute. Ci parla di bianco e di nero, di materiali riciclati da vecchi abiti da sposa, di penne e di piume, di movimenti anatomici precisi e perfetti. Ci parla ancora di apertura alare e del volo dei nibbi, che ha osservato a lungo, ci fa vedere i suoi taccuini di appunti, con note e schizzi e documentazioni.

    Si dialoga a distanza con Carla Iacono, che commenta e osserva attraverso whatssap, i punti in comune sono molti, ed è questo, almeno per me, il senso più vero dei nostri incontri, confrontarci con i nostri mondi e le nostre modalità operative, che hanno similitudini e varianti, odori e sensazioni tattili, oggetti di contorno che ci raccontano, e torniamo alle nostre wunderkammer.

    Parlando con Marta Moretto dopo l’incontro, abbiamo discusso proprio di questo, come rendere il senso delle nostre visioni, dantesche ma non solo, nello spazio di uno scatto fotografico, ci lavoreremo…Per quanto mi riguarda cercando di tenere il filo del racconto attraverso immagini e parole, in una sorta di menabò, e per quanto riguarda Marta attraverso il suo lavoro di fotografa che coglie e fa emergere significati nascosti

    Ci avviamo alla fine di questo ciclo di incontri, manca all’appello Carla Iacono che lavora e vive fuori dal circuito del centro storico e Marta Moretto che sta allestendo il suo spazio espositivo nella sua abitazione sui tetti…

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