La lunga strada di P. P. Pasolini

  • 4 Maggio 2022

La lunga strada di PierPaoloPasolini, percorso visivo/installazione nell’ex ospedale Psichiatrico di Quarto progetto di Alberto Cerchi, con la collaborazione di Alessandro Osemont; Coordinamento artistico Alberto Cerchi & Coca Frigerio

Premesse

Lo spunto di partenza, per rendere omaggio al più completo e scomodo intellettuale del ‘900 è il grande dipinto di Ensor L’entrata di Cristo a Bruxelles , la grande parata di maschere che come in una sorta di danza macabra, presagisce la catastrofe a cui l’Europa sta andando incontro. Le maschere sono anche sinistramente l’emblema del tempo presente, una guerra combattuta contro un virus…Ma le similitudini continuano, con la presenza dl Cristo profeta inascoltato e ridicolizzato, come P.P.P. ci ha mostrato nel “Vangelo secondo Matteo”. Mi sono immaginato una folla di personaggi lungo i corridoi dell’ex manicomio, che sono anche le tracce del passato, i fantasmi degli esclusi rinchiusi tra le mura, gli ultimi della società, che ancora esistono, con diverso sembiante, con nuove patologie e nuovi drammi. Mi piace pensare ad una strada, una lunga strada come quelle che ha percorso in tutta Italia, ponendo domande scomode, provocatorie, osservando ma non giudicando, a volte compatendo e soprattutto prendendo su di sé la consapevolezza di un mondo cambiato e incattivito, alla mercè del consumo. I suoi volti raccontano sempre la storia del mondo, da Brueghel a Bosh, dai Manieristi a Boccaccio, da Dante a Salò/DeSade…sono quelli della fame e della miseria delle periferie, sono le gelide maschere della borghesia, che sacrifica i suoi figli per darli in pasto ai porci. Non ci ha indicato una strada, l’ha percorsa egli stesso fino in fondo, senza sconti e senza ipocrisie. Sulla strada ha incontrato paesaggi deserti, ha visto la nascita delle nuove città dei poveri, le periferie già degradate ancor prima di nascere. Si è mosso su lunghe linee di sabbia, ha proseguito nelle città del deserto, in Tunisia e a Sanaa, ha cercato il mito con gli strumenti della psicoanalisi nelle grotte della Tessaglia, in Cappadocia. Non si è mai arreso, ha vissuto mille vite, si è ritirato nel grembo materno mai abbandonato, è stato un intellettuale e con loro si è sempre confrontato, ma ha rincorso anche i suoi desideri notturni sempre in compagnia dei suoi ragazzi di vita. Comprendere Pasolini e soprattutto sviscerarne la complessità, è opera impossibile, per quanto mi riguarda. Non ho che gli strumenti del mio percorso di vita, di una persona che ragiona soprattutto attraverso le immagini, e le immagini sono metafore, che si celano attraverso simboli, ma non devono trasformarsi in un linguaggio per iniziati, troppo facile e riduttivo. Credo fortemente che l’eredità di Pasolini sia enorme, proprio per il suo metodo e anche per il contrario, qualcosa che assomiglia alle visioni mistiche ed ai linguaggi arcaici, sogni e profezie, che però hanno incontrato sulla loro strada Marx e Freud.

Modalità operative

Il progetto nasce dall’idea di occupare parte dello spazio dell’ex Ospedale Psichiatrico di Quarto e di interagire con le realtà dididattico /artistiche che vi si svolgono, come il laboratorio di ceramica, la falegnameria, lo spazio creativo all’interno della fondazione Basaglia. La mostra “Visioni Dantesche dello scorso anno si è focalizzata nello spazio 21 e l’allestimento che ne è scaturito è stata una sorta di “wunderkammer” collettiva e singola allo stesso tempo, dove ogni artista ha sviluppato la sua visione della Divina Commedia. Quello che proponiamo quest’anno è un vero lavoro di gruppo attraverso tutte le sua fasi, dalla progettazione e dallo studio della composizione fino alla messa in loco, lungo i muri e i colonnati, scanditi dal ritmo delle finestre e dalle strutture architettoniche. A tale scopo si pensava di trasformare lo spazio 21, per il tempo necessario in una corta di officina creativa, con tavoli da lavoro , materiali e strumenti, dove con la supervisione di Alberto Cerchi e Alessandro Osemont si realizzano i pannelli che formeranno “la lunga strada di Pasolini”.In questa fase del progetto basta l’idea di fondo, che come dalle premesse, parte dallo stimolo del grande quadro di Ensor, che andrà reinterpretato sulle suggestioni pasoliniane, ricavate da foto, dai suoi film, dalle similitudini che via via troveremo…Una sorta di murales, collages fondamentalmente in bianco/nero ma con scuarci di colore e suggestioni materiche. C’è l’idea di comprendere l’intero ciclo Pasoliniano, dalla nascita alla morte, vera e simbolica. Dalla partenza delle sue origini, la madre, il paese, la guerra poi Roma, Bologna, la sua lunga strada di sabbia, e quindi il viaggio attraverso l’Italia. Ma anche la ricerca del mito delle origini, i paesaggi africani, le città del deserto. Una sorta di fotomontaggio fino alle conclusioni, tragiche, come intellettuale con Salò/DeSade e con la sua morte fisica all’idroscalo di Roma, assassinato in circostanze ancora oggi non chiarite del tutto, comunque lo si guardi un omicidio politico.

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